numero uno – 15 gennaio 2018

Il tema del numero uno è la tristezza, quella prossima e «a venire».

FOTO: MATTEO STROCCHIA

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Editoriale

— di Samir Galal Mohamed

Nella prima scena di un documentario biografico del 2002, il filosofo francese Jacques Derrida afferma che si possono distinguere due tipi di futuro: uno generico, l’altro «a venire».

Il primo tipo di futuro, dice, è quello che – poi, domani, il prossimo secolo – sarà. Si tratta di un futuro programmabile, prevedibile. Il primo tipo di futuro è quello che sentiamo e diremmo reale, il futuro di ogni momento successivo, di ogni secondo corrente che viviamo e dell’istante futuro che possiamo immaginare, controllare, computare. Il futuro all’interno del quale fissiamo appuntamenti, incontri; scandito dall’organizzazione, dagli eventi pianificati.

Sappiamo di essere gettati nell’indeterminazione, eppure la gran parte di noi affronta ogni giorno, talvolta con una cassetta di strumenti cognitivi ed emotivi insufficiente, l’indefinitezza del domani.

Tuttavia, e per di più, se questa nostra presenza – vettore la cui grandezza non si rivela, cioè si rivela imperscrutabile – si risolve in un’amara convivenza, la potenza del futuro appare ancor più incontenibile e brutale nelle sue declinazioni: tristezza del giorno successivo, per ogni giorno (im)pensabile; tristezza prossima e a venire. Un segmento la cui durata ci sembra illimitata, invariabile.

Non vi sono certezze, ma non si hanno dubbi, l’induzione assume questa forma: se sono triste ora, lo sarò domani.

A riprova del fatto che il futuro, come un’evidenza, è pressoché schiacciante.

In questo numero

Sara Lorusso – Senza titolo

Chiara Dal Maso – Bonjour Tristesse

Isabella Petricca – The moon, the moon

Volve è la piega, il formato e l’avventura del molteplice.

hanno contribuito al numero uno